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Roberto Fontana

Le immagini, le emozioni e i colori di Roberto Fontana

 

 

 

 


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In questi ultimi anni, l’artista, che nel proprio curriculum può vantare parecchie esposizioni in sedi molto prestigiose, si è, per così dire, “specializzato” nella trasposizione pittorica dei cavalli, dipinti con autentica passione e trasporto in tele spesso di considerevoli dimensioni.

 

Di questi magnifici animali, Fontana coglie, con raro spirito osservativo e notevole perizia tecnica, il dinamismo pulsante che ne caratterizza i movimenti, sempre armoniosi. Insomma, il pittore ricerca, nel segno e nel colore, quel perfetto equilibrio di forme che caratterizza il movimento del cavallo.

 

Fra l’altro, ci pare davvero opportuno sottolinearlo, l’artista non sceglie mai di ritrarre l’animale in posizione statica; anzi, pare proprio intenzionato a rendere, con estrema coerenza, quegli aspetti dinamici che caratterizzano il suo incedere, dal trotto al galoppo.

 

Anzi, Fontana arriva addirittura a rappresentare appassionate gare di equitazione, con gruppi di animali, montati da esperti fantini, lanciati in una corsa sulla pista di un ippodromo che rimanda ad “antiche” sfide.

 

Nessun particolare è lasciato al caso. L’artista studia ogni minimo dettaglio con estrema attenzione, avvalendosi di tinte cangianti e vibranti, che rendono a pieno l’insieme, anche quando si ha la simultanea presenza di più cavalli nel medesimo quadro.

 

Per fare questo, Roberto si appoggia anche ad un inappuntabile studio prospettico, che contribuisce in maniera determinante alla resa complessiva di ogni pezzo.

 

Un tema non facile e che, forse proprio per questo, ha appassionato anche grandi maestri del calibro di Giorgio de Chirico (indimenticabili sono i suoi destrieri in ambienti di sapore metafisico) e Giovanfrancesco Gonzaga, autore di cavalli liberi di correre verso infiniti orizzonti. Fontana, ne siamo certi, non è caduto nell’errore di rifarsi a questi illustri modelli o ad altri, ma ha cercato una propria via rappresentativa, trovandola nel modus operandi che abbiamo appena descritto.

 

Insomma, viene alla mente il celebre passo della scena terza dell’Atto Quinto del “Riccardo III” di William Shakespeare, quando il sovrano esclama: «A horse! a horse! my kingdom for a horse!».

 

Non vanno parimenti dimenticati i paesaggi, che questo autore definisce con bella apertura coloristica, tracciando scene cariche d’atmosfera, tanto da risultare estremamente gradevoli già a una prima osservazione.

 

Molto complesso è il tema delle maschere clownesche, mediante le quali è facile cogliere impressioni e stati d’animo del tutto particolari. Infine, le ballerine, ricche di fascino e di quella compostezza che richiede la danza, sono il completamento di una ricerca espressiva che merita moltissima attenzione.

 

Simone Fappanni

 


 

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