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MOSTRA FOTOGRAFICA

VIAGGIO LUNGO IL PO Cento immagini per dieci storie

 

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GIANNI BERENGO GARDIN, ROBERTO BERTONI,
LINO BOTTARO, LUIGI BRISELLI,
PAOLO EQUISETTO, STANISLAO FARRI,
ARRIGO GIOVANNINI, PEPI MERISIO,
EZIO QUIRESI, FULVIO ROITER

Testi di Dario A. Franchini

Cierre edizioni

Questo volume raccoglie cento immagini di dieci fotografi che aiutano a comprendere molti aspetti del Po: paesaggi, personaggi, volti ed azioni che a volte appartengono al passato di una cultura contadina legata alla terra ma, soprattutto, alle acque di un fiume che scorrendo lentamente scandisce un tempo non condizionato dall’orologio e dalla fretta ma dal volgere delle stagioni.
Non sempre l’immagine – che pur rappresenta fedelmente la realtà – deve essere letta come realistica.
Certo ogni particolare descrive cose reali: vere persone, vere case, alberi, acqua, neve, cielo ma tutti questi segni che si combinano per descrivere un paesaggio suggeriscono anche storie, che sono più dell’anima che del corpo. Così il fiume gelato che lascia spazio alla luce dell’inverno che penetra dolcemente nel paesaggio e lo satura di colore a volte inespresso può suggerire viaggi solo sognati.
Quando pochi erano gli uomini e scarsa la necessità di coltivare la terra ogni fiume poteva muoversi senza problemi divagando e scegliendo, di volta in volta, la strada più comoda. Ma eliminate le foreste ed aumentati gli spazi destinati all’agricoltura, il fiume si snodava con troppa libertà ed i suoi movimenti creavano problemi di perdita di campi e paesi, travolti dalla sua forza. Per questo vennero innalzati gli argini irrigidendo le linee di deflusso per rendere stabili confini e proprietà. Molte fotografie raccontano di argini innalzati e travolti quando il fiume si riempie di acqua, vince la battaglia, inonda la campagna, copre le strade, allaga le case stravolgendo oggetti e storie d’un intera vita. Così, nella grande notte d’autunno si disperdono le speranze degli uomini fermi sulla strada che s’inabissa.
Due sono le rive che si affaccino all’acqua e per superare questa barriera servono i ponti: strutture che riuniscono la dialettica del proprio altro: oggetti reali che uniscono ma possono conservare, nascosto, il germe della separazione e dell’allontanamento.
Alla fine della sua corsa verso il mare un fiume è stanco e le sue acque rallentano, si fanno pigre per riposare sotto forma di stagni e paludi. I detriti s’accumulano impedendo alle acque di scaricarsi nel mare.
In una lenta metamorfosi, dal tronco principale, fioriscono rami che s’allargano a ventaglio distendendosi nelle vaste aree basse dove terre e acque si confondono.
Nelle valli del Delta dove si mescolano mare, terra e acque di fiume, vivono piante capaci di sopportare stress salini, pesci che possono vivere indifferentemente in acque dolci o salate ed una miriade di altri organismi che, provenienti dal mare,cercano di affrancarsi per la vita nelle acque dolci. Tra mille colori che si incontrano in laguna a volte colpisce solo il biancore di una tellina che scivola lentamente dalla sommità di una microscopica duna innalzata dal continuo movimento dell’acqua.
Verrà la notte e, come raccontano le leggende antiche, le valve si apriranno alla rugiada ed una goccia di luna darà vita ad una invisibile perla nel suo cuore.


:: GALLERIA FOTOGRAFICA ::

 

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