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La poesia del colore

LE SALE DEL PODESTA’ OSPITANO LE OPERE DI MARIO TOSI

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16 maggio – 2 giugno 2009

COMUNICATO STAMPA
Dal 16 maggio al 2 giugno le Sale del Podestà di Soresina sono la sede della mostra di Mario Tosi. La rassegna, che si avvale del Patrocinio dell’Amministrazione locale, si apre sabato 16 maggio alle ore 17.30. La presentazione delle opere dell’artista veronese e la mostra sono curate da Simone Fappanni, mentre l’allestimento è condotto sotto la supervisione di Roberto Dellanoce, coordinatore delle Sale del Podestà. Durante l’inaugurazione, accompagnata dalla presentazione delle opere esposte, i componenti della Compagnia “Franco Arcari” leggeranno delle poesie che si riferiscono idealmente alla produzione di Tosi.

CENNI BIOGRAFICI
Mario Tosi è nato a Cavriana, in provincia di Mantova. Vive e lavora a Peschiera del Garda. Diplomato all’Istituto d’arte di Guidizzolo sotto l’egida di Alessandro Dal Prato, ha preso parte a numerose rassegne e concorsi d’arte ottenendo ampi consensi di critica e pubblico. Oltre un centinaio sono, fra l’altro, i primi premi conseguiti in varie manifestazioni artistiche, segno della duttilità del suo comporre creativo. Ha tenuto personali a Verona, Lonato, Soncino, Salsomaggiore Terme, Bussolengo, Vicenza, Udine, Thiene, Carpi, Bartinoro e in altri importanti centri. Dei suoi lavori si occupa spesso la stampa periodica e specializzata.

NOTA CRITICA
Scrive Simone Fappanni: « Lo stile di Mario Tosi si configura come un personalissimo realismo, di chiara intonazione poetico-evocativo, che si avvale di una definizione, meticolosa ed estremamente attenta, del soggetto. Ogni particolare, seppure minimo, non viene tralasciato, tanto che le immagini che ne derivano suscitano un trasporto veramente particolare. Nonostante questa cura del dettaglio non siamo di fronte, come sarebbe legittimo supporre, a una esperienza tipicamente iperrealista con inclinazioni corsive o meramente didascaliche. Al contrario, l’arte di Mario Tosi possiede il dono del lirismo e della purezza, per cui ogni cosa diventa viva e pulsante, capace di trasmettere emozioni che lasciano un segno profondo nella mente dell’osservatore. L’impaginazione di ogni quadro, dunque, segue un ordine preciso e inappuntabile: la stesura del colore, vera anima dell’iter compositivo del pittore, viene condotta secondo una scansione che accentua quei particolari luministici che conferiscono all’insieme una sorta di “dinamismo sincopato” per cui il ritmo visivo diventa campitura estremamente coesa. Lo si osserva, ad esempio, nelle marine, dove la prospettiva si amplia fino a lambire un orizzonte lontanissimo, per giungere al quale l’occhio attraversa innumerevoli elementi, naturali e antropici, che condividono uno spazio che si dilata ad libitum, quasi oltre la superficie stessa della tela. In questo modo l’impressione si trasforma in emozione. Nelle marine di Tosi, o meglio, secondo la più precisa definizione dello stesso autore, negli “ambienti marini”, che dipinge con vivace piglio espressivo e sincero trasporto, ogni barca, ogni flutto, ogni anfratto, ogni specchio d’acqua, risulta immerso in un’armonica concertazione che lascia senza fiato. Ne è un eloquente esempio la serie di lavori dedicati a Venezia e al paesaggio lagunare. Ma questo procedere lo si osserva, analogamente, quando l’artista dipinge delle vedute e o degli scorci urbani. In questo caso troviamo delle aeree trasparenze che, come lame chiaroscurali, segnano la verticalità degli edifici e la loro imponenza, tracciando parallelismi che vanno dall’antichità a oggi secondo una linea temporale che travalica il solo campo riflessivo, mediante quell’oggettualità latente delle cose in grado di spostare continuamente l’angolo visuale e ideativo. Coerentemente a tutto ciò, Mario Tosi, nell’eseguire nature morte, anche se, in questo caso, si dovrebbe parlare di “still life”, secondo la denominazione anglosassone, dato che la privazione della vita non pare presente in questi soggetti, mantiene quella pregnanza meta-rappresentativa che s’incardina profondamente in un sentire che, ne siamo certi, dimostra un grandissimo amore e un sincero rispetto per tutti gli elementi rurali, mai giustapposti, ma frequentemente incastonati in ambienti e situazioni sottilmente onirici».


La mostra rimane aperta secondo i seguenti orari:

feriali, dalle ore 17,30 alle 19,

festivi dalle ore 10 alle 12 e dalle 15-19, ingresso libero.


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