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Pepi Merisio

Mostra fotografica “Sulle antiche strade”
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Si è tenuta dal 20 settembre al 5 ottobre 2008, a Soresina, presso la sala del Podestà in via Matteotti n. 4, la mostra fotografica “Sulle antiche strade” del noto fotografo bergamasco Pepi Merisio.
La mostra, organizzata dal fotoclub “Il Soffietto” di Soresina, in collaborazione con il comune di Soresina – Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili, e grazie alla sponsorizzazione della Banca Cremonese Credito Cooperativo ,della COOP Lombardia, e patrocinata dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e dal Lions club sez. di Soresina, è stato un evento di notevole interesse per gli appassionati di fotografia residenti sul territorio.

La possibilità per la realizzazione di questa manifestazione è nata il 13 ottobre 2007 a Soresina sempre presso la sala del Podestà, dove, in un ambiente veramente familiare, il fotografo, Pepi Merisio (autore di decine e decine di libri fotografici, collaboratore di riviste quali Panorama, Famiglia Cristiana, ecc. e tra le altre cose anche fotografo personale ed esclusivo di Papa Paolo VI), invitato dal fotoclub “Il Soffietto”, ha tenuto, ad una trentina di fotoamatori provenienti da tutta la provincia, una lezione di “vita fotografica”, anzi più che una lezione è stata una “chiacchierata” con un “amico” che ha vissuto e vive tuttora di fotografia, e che ha fatto la storia della fotografia italiana insieme ad altri grandissimi fotografi quali Berengo Gardin, Roiter, De Biasi; iniziando, anche lui, come fotoamatore, e prendendo esempio anche da fotoamatori presenti sul territorio cremonese nella seconda metà del secolo scorso quali Persico e Fazioli.
Da allora una promessa di “aiuto” al circolo fotografico “Il Soffietto” per la diffusione della fotografia con la “F” maiuscola, fotografia che, solitamente, nella nostra realtà, si può ammirare, a questi livelli, solo sulla carta patinata dei libri fotografici.
Ed ecco che, finalmente, la promessa di allora diventa realtà, con l’esposizione a Soresina di 48 stampe in bianco nero dell’autore bergamasco; fotografie che raccontano i temi cari a Merisio: la realtà contadina e rurale degli anni ’50 – ’60, che il fotografo si sente in dovere di “catturare” sulla pellicola fotografica per riproporla poi al mondo intero, prima che il “progresso” la inghiotta per sempre: dice Merisio “… Mi accorgevo che questo mondo, che fotografavo perché profondamente affine al mio modo di essere, mi sfuggiva tra le mani, si andava sgretolando di giorno in giorno sotto i colpi del consumismo. Ho dovuto fotografare con una grande urgenza, quasi con furore. … perché ogni giorno mi sottraeva elementi essenziali …”.

Oppure le foto fatte al “suo” Papa, Paolo VI. Merisio primo fotografo che, nel 1964, ha il permesso di fotografare un Papa nel suo appartamento privato, e che poi seguirà per 15 anni del suo pontificato in tutto il mondo.
Belle le fotografie di Pepi Merisio, diverse da quelle dei fotoreporter attualmente impegnati a farci conoscere il mondo che prendono lo stomaco più che il cervello; le foto di Merisio le guardi, passi oltre, poi ci torni sopra e ritorni, e ogni volta l’immagine cresce, acquista significato.

Ottimo il riscontro che il pubblico (intervenuto numeroso da tutta la provincia) e la critica hanno riservato all’evento, complice anche l’ottimo allestimento scenografico realizzato dai soci del F.C. Il Soffietto in collaborazione con lo scenografo Danilo Ferrari.



Biografia Pepi Merisio


Pepi Merisio nasce a Caravaggio nel 1931 e inizia a fotografare da autodidatta nel 1947. Frequenta poi il Circolo Fotografico Milanese e più in generale l’ambiente fotografico di Milano incontrando, tra gli altri, Paolo Monti, Antonio Arcari, Cesare Colombo e Pietro Donzelli. Progressivamente protagonista del mondo amatoriale degli anni Cinquanta, ottiene numerosi e prestigiosi riconoscimenti in Italia e all’estero. Nel 1956 inizia la sua collaborazione con il Turing Club Italiano (che sfocerà nei volumi Lazio, Liguria, Abruzzo) e con numerose riviste: Camera, Réalité, photo, Maxima, Pirelli Look, Famiglia Cristiana, Stern, Paris –Match e numerose altre. Nel 1962 passa al professionismo e l’anno seguente entra nello staff di Epoca, allora certamente la più importante rivista per immagini italiana. Nel 1964 pubblica su Epoca il suo grande servizio “Una giornata col Papa”, avviando così un lungo lavoro con Paolo VI, seguendolo nel suo pontificato fino al 1978.
Partecipa ai più importanti premi nazionali ed internazionali ottenendo prestigiosi riconoscimenti, tra i quali: New talent of Popular photography (New York, 1963); Premio Fermo Reportage Fotografico (Fermo, 1963); Premio Nazionale Fotoreporter italiani (Milano, 1964); Premio Internazionale Fotogiornalismo (Genova, 1965). La rivista d’arte DU, di Zurigo, gli dedica tre numeri unici: Vaticano (1968) Siena (1970) e Italia Cattolica (1972).
Caposaldo, dichiarazione d’intenti e summa preventiva della sua attività di narratore per immagini è l’opera Terra di Bergamo, in tre volumi, edita nel 1969 per il centenario della Banca Popolare di Bergamo, nel solco della magistrale lezione statunitense della Farm Security Administration.
Da allora ha pubblicato oltre un centinaio di libri fotografici con editori diversi, tra i quali: Atlantis, Bär Verlag, Conzett e Huber, Orell Füssli, Zanichelli, Electa, Silvana, Bolis, M. D’Auria, Editalia, Pubbliepi, Monte dei Paschi, Grafica e Arte, e l’ECRA di Roma, per la quale sta curando la collana Italia della nostra gente, che ha raggiunto i ventisette volumi.
Con il poeta Mario Luzi, ha pubblicato nel 2002 il volume Mi guarda Siena. Per il Centro Studi Valle Imagna ha recentemente curato Per le antiche strade (2003) e Un altro paese (2004).
Nel 1972 la RAI gli dedica una puntata della trasmissione Occhio come mestiere, curato da Piero Berengo Gardin.Nel 1979, per la Polaroid, esegue un reportage in bianco e nero ora conservato nella Colletion Polaroid International di Boston.
Nel 1989, insieme a Roiter e a Berengo Gardin, rappresenta l’Italia nel volume commemorativo dei 75 anni della Leica.
Particolarmente significative sono le numerose opere di documentazione etno-geografica ed arte, le personali allestite in Italia e all’estero. Da ricordare le principali mostre personali presso le gallerie: Gorge Eastman House (Rochester 1963); Galleria FIAT (Torino, 1967); Museo Nièpce – Nadar (Chalon sur Saone, 1978); Helmaus (Zurigo, 1980); Meeting per l’Amicizia fra i popoli (Rimini, 1981); Hasselblad Gallery (Goteborg, 1983); Teatro Sociale (Bergamo, 1985); Palazzo Barberini (Roma, 1986); Arengario (Milano, 1986); Fiera di Milano (1988); Centro San Fedele (Milano, 1995); Galleria Ceribelli (Bergamo, 2003 e 2008).
Nel 1988 viene nominato dalla FIAF Maestro della Fotografia Italiana.
Il Progresso Fotografico dedica a Merisio un numero fotografico nel 1980. Nel 1982 è l’Editoriale Fabbri che l’accoglie nella collana I grandi fotografi mentre è del 1996 il numero a lui dedicato di Foto Magazine. Nel 2007 la FIAF gli dedica un volume monografico nella collana Grandi autori.


 

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